Human Capital Gain: Il Pil del futuro

Human Capital Gain: Il Pil del futuro

Questa volta partiamo con due domande dirette:

Il Pil (Prodotto Interno Lordo) di una nazione è l’unico fattore da prendere in considerazione per comprendere il suo livello di ricchezza?
Il reddito nazionale o pro-capite è l’unica misura valida ed attendibile del benessere di una popolazione o di un individuo?

La risposta a queste domande prova a darla la Banca Mondiale che, da qualche tempo a questa parte, sta cercando di  trovare altre modalità per calcolare i risultati economici di ogni stato che non si limitino soltanto al mero calcolo di consumi, investimenti fissi lordi, esportazioni nette o quant’altro.

Ecco che allora entra in campo un nuovo concetto, un nuovo “credo” da abbracciare: il capitale umano. Questo termine viene definito da Luca De Biase, caporedattore dell’inserto “Nòva” de Il Sole 24 Ore, all’interno dell’articolo “L’ipotesi dello Human Capita Gain” come “l’educazione, l’istruzione, la crescita della conoscenza e la ricerca” che, messe insieme, formano un vero e proprio investimento nel medio-lungo termine, producendo ricchezza.

Il valore del capitale umano, infatti, secondo la Banca Mondiale, corrisponde “a circa due terzi della ricchezza dell’umanità” tracciando un solco ben definito tra passato e futuro, soprattutto in virtù delle nuove competenze che le aziende richiedono ai propri dipendenti: non più soltanto tecnico-professionali specializzate ma anche e soprattutto una folta schiera di “soft skills” (empatia, saper comunicare in maniera efficace, empowerment e assertività, per citarne alcune) da sviluppare nel corso del tempo.

Così facendo si attiva un binomio tra formazione e macroeconomia: lo sviluppo della cultura ha un’incidenza diretta e pregnante sulla nozione di prodotto. Questo è lo “Human Capital Gain”, letteralmente “guadagno di capitale umano”, ossia l’idea che anche uno strumento per lo più intangibile come la cultura possa, in realtà, produrre attivamente reddito per la persona.

Noi di Selezione ORA crediamo fermamente che questa sia la via più efficace e vincente per valorizzare le persone nel mondo del lavoro e non solo.
Durante i processi di selezione, ad esempio, diamo un peso assai rilevante a questo fattore, spiegando ai clienti l’importanza dei “profondi modi di essere” derivanti anche e soprattutto dalla cultura personale, dal tessuto valoriale e dall’istruzione ricevuta che ogni individuo porta in azienda.

Abbiamo portato in tutti i paesi della comunità le nostre armi segrete: i libri, i corsi culturali, l’assistenza tecnica nel campo della agricoltura. In fabbrica si tengono continuamente concerti, mostre, dibattiti. La biblioteca ha decine di migliaia di volumi e riviste di tutto il mondo. Alla Olivetti lavorano intellettuali, scrittori, artisti, alcuni con ruoli di vertice. La cultura qui ha molto valore.

Adriano Olivetti