22
GIU
2016

FERRARI E ACETAIA: DUE REALTA’ D’ECCELLENZA TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE

 

“Il nome della Ferrari è il più potente brand al mondo. E’ riconoscibile in tutto il mondo anche dove non ci sono strade” questo è quanto si legge nella relazione del Brand Finance che nel 2015 ha stilato una classifica dei dieci brand più influenti al mondo ; a quanto pare il cavallino rampante si aggiudica il podio non soltanto sulla pista riuscendo a battere colossi del calibro di Google, Apple e Coca Cola.

Come anticipato in queste prime righe la cornice scelta per la prima parte del secondo appuntamento del  nostro “Maggio in tour” è stato proprio lo stabilimento  Ferrari a Maranello, dove tra il rombo dei motori e persone che offrono giri in pista per far vivere per pochi minuti l’ esperienza unica ed entusiasmante di mettersi alla guida di una Ferrari, capiamo subito che qui “la rossa” è un vero e proprio oggetto di culto e  Maranello ci appare quasi come un enorme parco divertimento a tema: si respira Ferrari ovunque. Come primo step di questa nostra visita nel mondo del cavallino rampante,  abbiamo assistito ad una lezione di laboratorio “Red Campus” una formula didattica studiata principalmente per gli studenti ma che- modestia a parte- un po’ grazie anche a noi che, per primi, tre anni fa abbiamo coinvolto un gruppo di adulti, ha esteso il suo target di età.

Durante il Red Campus ci viene raccontato tutto ciò che sta dietro al nome Ferrari in termini di attitudine alla ricerca, attenzione al pensiero scientifico e  all’ innovazione tecnologica, creatività e capacità di comprendere dagli errori, precisione nell’ esecuzione, costante miglioramento delle performance, perseguimento dell’eccellenza, lavoro di squadra, orgoglio di appartenenza e al tempo stesso di apertura al panorama mondiale.

Ripercorriamo le tappe salienti della storia del cavallino da quando Enzo Ferrari già nel 1929 fondò a Modena quella che, da piccola scuderia dell’Alfa Romeo è diventata con  impegno, determinazione, cooperazione, esclusività, talento e innovazione il grande impero che noi oggi conosciamo e che è conosciuto in tutto il mondo.Sono proprio questi gli ingredienti che compongono il DNA della Ferrari.

Ci è stato spiegato come questa azienda sostenga la così detta cultura del merito : è infatti solo grazie al lavoro di persone eccellenti, preparate e competenti che si può mantenere la propria competitività sui mercati e sulle piste di tutto il mondo e questo implica anche avere la capacità di valorizzare e saper sfruttare  le potenzialità di ciascun individuo trasformandole in preziose risorse per l’azienda.

“Innovazione” è una delle parole chiave che accompagnano la storia del cavallino fin dalla sua nascita: nonostante i risultati ottenuti, non ci si sente mai arrivati e si cerca di perfezionarsi, affinare i propri strumenti e apportare continue migliorie, come si dice “il risultato migliore è quello che deve ancora arrivare” questa è un po’ la dì filosofia del Team Ferrari

A questo proposito si può parlare di “innovazione” sia dal punto di vista tecnologico  con selezioni di materiali sempre più leggeri che consentano prestazioni ancora più competitive ma soprattutto in termini di metodo di lavoro cercando di stimolare continuamente la creatività delle persone e dando credito ad ogni singola idea o intuizione che risulti valida, produttiva e orientata al conseguimento di un risultato ottimale. Un aspetto che Ferrari tende particolarmente a salvaguardare è quello della propria esclusività  mantenendo  sempre una produzione sotto il livello della domanda  e per citare Enzo Ferrari “ne venderemo sempre una di meno di quanto chiesto dal mercato”. E … se non bastassero le somme enorme pagate per possederne una , anche i tempi d’attesa non sono da meno arrivando ad una media di due anni. Molti modelli di Ferrari vengano inoltre venduti unicamente a chi ne possiede già una in garage e che ha dimostrato di  salvaguardarla adeguatamente e questo vale per tutti, ad esempio al cantante Jamiroquai, cliente fidelizzato del cavallino, è stata tolta la possibilità di acquistare una Ferrari per alcuni anni perché aveva cercato di rivenderla poco dopo l’acquisto.  Per questo si è particolarmente restii a vendere vetture ad esempio negli Emirati Arabi dove certamente i soldi non mancano ma manca la mentalità e la cultura che porta ad apprezzare veramente questa vettura.

Oggi al cliente Ferrari è consentito “customizzare” la propria vettura sia per quanto riguarda la scelta dei colori ma soprattutto per l’ampia gamma di materiali, finiture e trattamenti che  vengono messi a disposizione dando così al cliente la possibilità di creare una vettura su misura e soddisfare ogni suo piccolo capriccio. Si può spaziare da materiali di pregio come il cachemire a meno impegnativi come il denim. Caso emblematico è quello dell’ eccentrico Lapo Elkann che ha voluto personalizzare al massimo la sua Ferrari 458 con una livrea metallica camouflage verniciata a mano con diverse tonalità di verde e di marrone … De gustibus!         Importante e che rispecchia ciò che diciamo nelle nostre aule di formazione è il valore che Ferrari conferisce  alla persona capendo innanzitutto quanto sia importante  mettere i lavoratori in condizioni favorevoli per esprimere al meglio le proprie potenzialità e il proprio talento e portarli quindi realizzare le migliori vetture sul mercato: vediamo uno stabilimento che non corrisponde per niente a quella che può essere l’idea di fabbrica nell’immaginario collettivo, ma sono state progettate luminose e con parecchie aree verdi e di ristoro. Inoltre vengono concesse ai lavoratori premi ed agevolazioni e si consente loro di ricoprire le mansioni più congeniali alla loro capacità; questo è funzionale certamente al benessere del lavoratore ma anche dell’azienda.                                                                                 Al termine di questa interessante lezione, divisi in due squadre, abbiamo provato l’attività di cambio gomme, il così detto Pit Stop, quello che nelle gare di formula 1 è diventato un momento cruciale e che i meccanici, forti di training quotidiani, sono in grado di completare in maniera ottimale in tempi record di 2 secondi.        Noi orgogliosi siamo riusciti a portare a casa tempi rispettivamente di 8 e 17 secondi … forse ci serve un po’ più di allenamento ma come prima volta possiamo ritenerci contenti!

A seguire,  lo slogan “vivi il sogno”ci ha dato il benvenuto all’ interno del  museo dove abbiamo potuto ammirare Ferrari sia da strada  che da pista: alcune di queste vincitrici di mondiali di Formula 1, altre utilizzate in produzioni cinematografiche o appartenute a qualche personaggio celebre. Qualcuno di noi ha anche voluto fare l’esperienza del simulatore per provare la sensazione che provano i piloti quando guidano una monoposto di Formula 1. La vettura infatti fa percepire il fondo stradale, risponde  in maniera realistica e permette di capire quanto sia facile tenere il piede sull’acceleratore quando si dispone di un mezzo così  sofisticato.

La seconda parte della nostra giornata si è svolta al “Piccolo mugnaio”, agriturismo a conduzione famigliare ai piedi delle colline modenesi , ricavata all’ interno di un mulino ad acqua ristrutturato: qui abbiamo potuto pranzare in un ambiente caldo ed accogliente gustando piatti tipici, avvolti nei sapori e nei profumi di un tempo.

A stomaco pieno siamo stati accompagnati dalla figlia dei titolari, Sabrina, nel sottotetto dell’azienda: qui troviamo l’acetaia dove da anni sono custodite svariate batterie di botti, appartenenti da generazioni alla sua famiglia e contenenti Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Parte un viaggio nel tempo che inizia quando i suoi genitori in occasione del loro matrimonio cominciano  ad invecchiare l’aceto per poi aggiungere una batteria in ogni occasione speciale: la nascita delle due figlie, il loro matrimonio e la nascita delle nipoti, lasciando loro un’eredità dall’ inestimabile valore, alcune di queste avevano più di centro anni. Sono custodite addirittura due preziose botti regalate dal parroco del paese per il battesimo del padre di Sabrina.

Un tempo la produzione di aceto balsamico era appannaggio esclusivamente delle classi aristocratiche la cui ricchezza si valutava in base al numero delle batterie possedute che poi venivano utilizzate come dote per le figlie femmine.La batteria è l’unita produttiva minima per produrre l’aceto Balsamico tradizionale ed ognuna è composta da almeno cinque botticelle, disposte in capacità decrescente e fabbricate con almeno  cinque diverse tipologie di legno per fare in modo che le diverse essenze possano mischiarsi tra loro e aromatizzare più intensamente l’aceto. Sebbene come viene richiesto dalla tradizione venga lasciato un ampio margine di libertà per permettere a ciascuna famiglia di caratterizzare il proprio prodotto, nel 1967 con la nascita della Consorteria dell’ aceto balsamico tradizionale di Modena viene definita una metodologia di produzione comune ed una serie di parametri qualitativi. In una società come quella contemporanea in cui tutto sembra volere tendere all’ omologazione, l’aceto balsamico prende le distanze  e possiamo paradossalmente dire che esistono tanti balsamici quanti sono i produttori e ognuna di queste ampolle ha una propria peculiarità, un proprio tratto distintivo  unico ed irripetibile.

Al termine di questa giornata cosi intensa e  ricca di spunti viene spontaneo riflettere su quanto visto e ascoltato e porsi anche degli interrogativi. Forse vi saresti chiesti il motivo che ci ha portati ad accostare nello stesso incontro  la visita a due realtà apparentemente cosi diverse la Ferrari e l’acetaia

La risposta è da ricercare nel tempo: dentro l’acetaia abbiamo riflettuto sul significato dell’attesa constatando  come il tempo e la cultura, che siamo chiamati a sostenere nella nostra società siano quasi degli antagonisti all’attesa e ci siamo meravigliati di fronte alla pazienza che ha questa famiglia di sapere attendere almeno 12 anni prima di avere risultati; in Ferrari invece  la parola d’ordine è velocità: se non sei veloce non vinci niente; tutto è rapido, incalzante e  concitato, da concludere a tempi record. Se dovessi pensare ad uno slogan per questa giornata direi “Ferrari e acetaia : due rovesci della stessa medaglia tra tradizione e innovazione”.  Giunti alla fine di questa giornata ci allontaniamo dalla terra dei motori, dell’ aceto balsamico e del lambrusco  e torniamo verso le rispettive città di provenienza con un bagaglio carico di nuove consapevolezze capendo che non esiste un tempo giusto o sbagliato ma che ogni cosa ha il suo tempo e due realtà di eccellenza come l’acetaia da un lato e la Ferrari dall’ altro ne sono la concreta dimostrazione.

 

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