Family DOC: tra le competenze ed Antonio Ligabue

Family DOC: tra le competenze ed Antonio Ligabue

La vita di Antonio Ligabue ci ha sempre affascinato moltissimo. La sua figura, sempre in bilico tra genio e follia, è una di quelle che la storia non è riuscita a valorizzare a dovere, ma ciò nonostante porta con sé tanti temi da cogliere e fare nostri, anche nel 2018.

La sua vita, ai nostri occhi, presente diversi spunti di riflessione importanti per un titolare di un’azienda, soprattutto se di natura familiare, alle prese quotidianamente con la valorizzazione di ogni singolo talento presente all’interno della propria impresa. E’ solo attraverso questo differente modo di guardare l’altro che è possibile valorizzare queste risorse, trasformandole in competenze concrete e tangibili.

Le sue pupille, infatti, dovrebbero essere in grado di saper cogliere le capacità di ogni singolo collaboratore, ma con uno sguardo diverso: non più attraverso le competenze tecnico-professionali, ma quelle trasversali.

Un po’ come fece Marino Mazzacurati, il quale fu l’unica persona che non vide Ligabue solo e soltanto come un folle, ma come un artista dal talento smisurato che, senza un percorso di studi alle spalle, era comunque in grado di creare meravigliose opere d’arte.

Abbiamo invitato gli imprenditori a porsi questa domanda:

“Sono in grado, ad oggi, di essere un Mazzacurati per i miei collaboratori? Sono in grado di trovare e “portare alla luce” il loro talento nascosto?”

Abbiamo voluto fortemente far partire il Family DOC da Gualtieri. La prima tappa del nostro percorso ci ha portati al Palazzo Museo “Antonio Ligabue”, situato in Piazza Bentivoglio. Ad attenderci c’era Gianluca Torelli, una “guida” che definire tale sarebbe riduttivo per quello che ci ha regalato: la possibilità di capire davvero chi fosse Antonio Ligabue attraverso la sua arte, i dipinti, le sculture ed alcuni documenti.

Nel pomeriggio, poi, la visita alla casa-museo dedicata proprio all’artista e l’incontro con Giuseppe Caleffi, la cui famiglia lo ha ospitato per qualche anno.

Giuseppe ha avuto modo, da bambino, di conoscerlo in prima persona, di parlarci davvero. Attraverso i suoi aneddoti, le sue storie ed i ricordi del passato, ci ha presentato, in un racconto tra sacro e profano, un altro Ligabue, molto più umano. Ci ha dato la possibilità di toccare con mano alcuni oggetti significativi che hanno caratterizzato la sua vita: dalla motocicletta al letto, passando per la tavolozza dei colori ed i suoi libri.

Una giornata davvero intensa, profonda, una “full immersion” nella vita di un uomo che non ha mai avuto la fortuna di essere compreso davvero fino in fondo in quanto persona, ancor prima che dal punto di vista artistico. Un messaggio importante per gli imprenditori, che hanno il sempre più difficile compito di aiutare i propri dipendenti a diventare autenticamente sé stessi, anche attraverso il proprio lavoro.

La sua storia ci restituisce la fatica del far emergere l’identità professionale, svelando competenze che crediamo di non possedere e che, al’aiuto e il sostegno dell’altro, riusciamo a far emergere. Nella speranza di diventare sempre più dei nuovi Mazzacurati…

Le foto dell’evento