Family DOC 2018, Salisburgo: Valorizzare il talento senza dimenticare la Persona

Family DOC 2018, Salisburgo: Valorizzare il talento senza dimenticare la Persona

Saper scoprire e valorizzare un talento, coltivarlo senza dimenticare la persona: la crescita umana e professionale devono andare di pari passo, senza che l’una prevalga totalmente sull’altra.

Di questo e molto altro abbiamo parlato a Salisburgo, nella seconda tappa esperienziale del nostro Family DOC2018(Donarsi Opportunità di Crescita), il percorso pensato per le aziende familiari; è stato un  viaggio attraverso le storie, le persone, le relazioni ed i luoghi che hanno caratterizzato la vita del più grande musicista di sempre: Wolfgang Amadeus Mozart.

Aver avuto la possibilità di “toccare con mano” e vivere profondamente questa città, è stata un’esperienza arricchente per tutti noi, non solo per i clienti. Questa è la forza della formazioneoutdoor, in cui crediamo molto: il ritorno in termini di efficienza ed efficacia è sempre elevato, così come positivi sono i feedback ricevuti.

Questa tipologia di attività funziona in quanto riesce a trasmettere, grazie ad un setting molto più “empatico” di un’aula, emozioni forti e dirette al partecipante, che si sente così davvero “al centro” e totalmente immerso in questo “mondo”.

Mozart e la genitorialità: l’importanza del lasciare spazi di crescita

La relazione tra Wolfgang Mozart e suo padre Leopold è stato al centro del nostro viaggio alla scoperta della città austriaca. Il loro rapporto, complesso e stratificato, ci parla di un padre che scopre il talento del figlio e costruisce su di lui un progetto di vita. Leopold immagina ciò che Wolfgang potrà essere e potrà faree si dedica anima e corpo alla sua educazione.

Fin dalla nascita, di fatto, Wolfgang vive a stretto contatto con la musica, protetto dalla chiusa e rassicurante Salisburgo e sotto lo stretto controllo del padre. Il piccolo Mozart, prima giocando con suoni e strumenti e poi attraverso un ferreo addestramento e sviluppa così una forte passione per la musica (a volte è così immerso che il padre non riesce a staccarlo dal clavicembalo)cui si dedica anima e corpo.

La passione da un lato e la forte volontà del padre/maestro dall’altro, impediscono a Wolfgang di vivere le normali esperienze fanciullesche, e lo privano di una parte fondamentale della vita di un essere umano.

Una vita al servizio del talento, insomma, che esplode presto in tutto il suo splendore: Wolfgang, a 5 anni, oltre a suonare meravigliosamente il clavicembalo, scrive già alcune prime semplici composizioni. Leopold Mozart organizza da questo momento la vita del figlio, conducendolo, a volte insieme alla sorella a volte da solo, in tutte le corti d’Europa, al cospetto di re e regine e del meglio della nobiltà europea. Ma se necessario facendolo esibire anche in case private o locande.

Il giovane Mozart segue il padre e lo compiace, ma la sua personalità comincia ad emergere e a manifestarsi in opere e composizioni che si scostano dal normale sentore del tempo e ricercano, sperimentano, innovano.

Il legame tra padre e figlio si allenta sempre più e Wolfgang comincia ad assaporare un’autonomia e una libertà mai provata prima.Dopo la morte della madre nel 1877, ormai ventunenne, inizia a fare scelte sempre indipendenti dalla volontà e dal progetto paterno, come la scelta di sposare Costanze Weber, ritenuta dal padre non adatta agli ambienti di corte.

Il solco tra Leopold e Wolfgang si allarga sempre più, complice anche la scelta di Amadeus di non tornare più a Salisburgo e soprattutto la decisione di giugno 1781 di non servire più Colloredo, arcivescovo di Salisburgo e suo signore.

Da quella data in poi Mozart percorrerà la sua strada abbandonando il progetto cui il padre Leopold aveva dedicato la sua vita e assecondando la sua passione per la musica più che le richieste di un pubblico ancora ancorato alla musica barocca e incapace di apprezzare la novità musicale che lui stava portando.

Dopo quel giugno 1781, tranne due brevissimi momenti, padre e figlio non si vedranno più e Wolfgang non andrà nemmeno al funerale di Leopold.

Un figlio che ha fallito, con un immenso talento che non ha saputo far fruttare (come pensa suo padre) o un uomo che ha saputo, pur tra forti contraddizioni, liberarsi dal peso del padre e percorrere una strada che solo lui vedeva?

Mozart e le aziende familiari: perché parlarne?

Mentre stavamo organizzando e pianificando quest’attività formativa ci siamo chiesti spesso se, concretamente, la storia di Mozart  potesse essere d’interesse per un’azienda familiare.  La risposta, a nostro avviso, è sì: all’interno della sua vicenda umana emerge molto forte il tema della genitorialità, del rapporto padre-figlio e delle aspettative che necessariamente un padre crea nei confronti del suo successore.

In un’impresa familiare questo accade di continuo: questo disallineamento tra sfera delle aspettative e realtà può essere deleteria anche per un’azienda che, dal punto di vista economico, è salda. Durante questi 3 giorni è emersa in maniera molto forte ed evidente la competenza, la professionalità, l’entusiasmo e la passione che questi imprenditori, nessuno escluso, mettono quotidianamente nella propria impresa.

Allo stesso tempo, però, è emersa la difficoltà che, spesso, si incontra nella cura e nella gestione delle relazioni. La fatica di essere, allo stesso tempo, imprenditore, figlio e padre può rappresentare un ostacolo talvolta, ma allo stesso tempo una possibilità di riscatto. Sulle tracce di Mozart.