Il bisogno dello sguardo dell’altro

Il bisogno dello sguardo dell’altro

Quando osserviamo gli occhi di un bambino ci chiediamo mai cosa pensa di noi adulti, dei nostri gesti, delle nostre parole che, seppur simboliche, non di rado sono cariche di odio e violenza nei confronti delle persone e delle cose del mondo?

Dobbiamo guardali bene e specchiarci in quello sguardo perché è lì che alberga la verità, una verità che a volte facciamo finta di non vedere o non accettare.

Per questo, a essere sinceri, ci riesce difficile solo abbozzare un augurio per la Pasqua di questi giorni. I tragici episodi di questi ultimi tempi riempiono di dolore e paura i nostri pensieri. L’uomo, come la Pasqua ci ricorda, spesso fa fatica a vedere lontano, a costruire adesso ciò verrà utile in futuro. Spesso si muove solo quando sente che il pericolo è vicino, solo quando sente i crampi della fame trae energia e slancio per far emergere le più profonde e meravigliose risorse personali. E allora nasce la solidarietà, la condivisione e la consapevolezza di un destino comune che ci porta a ricercare il vero dialogo attraverso una fatica fisica e psicologia che unisce.

Ma cosa dobbiamo fare per accorgerci di questo? Forzando un po’ la mano, ma neanche troppo, non occorre fare riferimenti a tragici eventi per affermare che ormai affrontare il mondo che cambia richiede un orientamento diverso, una ricerca del bene inteso come la possibilità di essere se stessi ma in relazione con l’altro che è inevitabilmente diverso da me. E non certo per il colore della pelle o per quello che pensa o quello in cui crede, ma perché io ho bisogno dell’altro chiunque esso sia.

 

Chi fa il nostro lavoro e frequenta le organizzazioni complesse dalla scuola all’azienda lo sa, lo sa bene: gestire diversità e conflitti è un’emergenza. E’ da qui che crediamo debba partire l’impegno e l’obbligo personale di cercare il dialogo, lo scambio il confronto reciproco. Carl Rogers ci ricorda come ognuno di noi possieda il “potere personale”, ovvero la capacità di riconoscere i propri bisogni e quella di condurre un dialogo costruttivo tra le aspirazioni e la complessità delle persone e delle cose che ci circondano e che incontriamo.

A parole tutti d’accordo, nei fatti quotidiani molto meno. Occorre riprendere questa direzione e la Pasqua, per il cristiano ma non solo, rappresenta il culmine del donarsi all’altro per ricevere qualcosa di infinitamente più grande.

E allora, nonostante tutto, una buona Pasqua a tutti all’insegna dell’incontro, dello stare insieme per costruire insieme un mondo un po’ migliore di come lo troviamo ogni giorno.

Selezione ORA

Stefano Gennari – Enrico Carosio